Wine Paris 2026:

Viaggio tra i Récoltant Manipulant e le Gemme Nascoste d’Europa

Parigi, febbraio 2026. A Wine Paris & Vinexpo le grandi Maison fanno rumore, ma per noi di Enoè il bello inizia quando quel rumore si spegne. Quest’anno abbiamo scelto una rotta precisa: uscire dal “già visto” e inseguire vini che parlano davvero di terroir, di scelte coraggiose e di mani che lavorano la vigna ogni giorno.

In questo racconto vi portiamo tra i padiglioni di Paris Expo – Porte de Versailles, condividendo le bottiglie (e le intuizioni) che stanno per entrare nella nostra selezione, più un’anticipazione su ciò che stiamo preparando per la prossima stagione.


Lo Champagne degli artigiani: il fascino dei Récoltant Manipulant

Mentre il mercato continua a celebrare soprattutto le grandi firme, il nostro taccuino si è riempito di nomi più silenziosi ma spesso più interessanti: i Récoltant Manipulant (RM).

Chi sono? Vignerons che coltivano le proprie uve e seguono in prima persona ogni fase: dalla vigna alla vinificazione, fino alla bottiglia. È qui che lo Champagne diventa racconto di parcelle, esposizioni, annate e scelte di cantina.

Tra gli incontri che ci hanno convinto di più, M. Brugnon: Champagne costruiti su precisione e identità, con dosaggi misurati (quando presenti) e una trama che punta su tensione, freschezza e mineralità. Scegliere un RM, per noi, significa scegliere carattere: un gusto meno “addomesticato”, più autentico, e spesso sorprendente.

Non solo Champagne:
Blanquette de Limoux, la sorpresa che non ti aspetti

Scendendo idealmente verso il Sud della Francia, abbiamo trovato una Blanquette de Limoux che ci ha fatto fermare. È uno di quei vini che molti conoscono “di nome”, ma pochi hanno davvero messo al centro del calice.

La Blanquette è storicamente legata alle origini delle bollicine del Sud della Francia ed è considerata tra le prime espressioni di spumantizzazione in stile tradizionale. Qui il protagonista è il Mauzac, vitigno autoctono che regala un profilo diverso rispetto allo Champagne: più immediato, più “fruttato”, ma con una personalità netta.

Perché ci ha colpiti? Per l’equilibrio: note di mela verde, fiori bianchi, una bolla tesa e pulita, e quella bevibilità moderna che la rende perfetta per stupire senza inseguire per forza le solite etichette.

Dall’Alsazia all’Ungheria: verticalità, precisione, profondità

Il bello di Wine Paris è anche uscire dalle rotte comode. Nei padiglioni internazionali abbiamo trovato vini capaci di accendere l’attenzione con stili molto diversi tra loro, ma un filo comune: identità.

Alsazia e Germania
Abbiamo cercato Riesling con spina dorsale, quelli che non si “spiegano” subito: sapidità, allungo, profondità. Profili che promettono evoluzione e che, quando sono ben fatti, sanno essere chirurgici senza perdere fascino.

Ungheria
La vera sorpresa è arrivata con i vitigni autoctoni e, soprattutto, con un Tokaji 7 Puttonyos: un vino quasi ipnotico. La concentrazione zuccherina è importante, ma non diventa mai pesante grazie a un’acidità viva e a una stratificazione aromatica lunghissima. Un vino da meditazione che rimette ordine nella parola “nobile”.

Perché facciamo tutto questo

Perché selezionare non significa riempire un catalogo: significa fare scelte. Andare a Parigi, degustare, discutere con i produttori e capire come e perché nasce un vino è l’unico modo che conosciamo per proporvi bottiglie con un’anima.

A noi non interessa avere “quello che si vende ovunque”. Ci interessa avere quello che merita di essere scoperto: storie di vigna, climi difficili, intuizioni e ostinazione. E sì, anche qualche scommessa.

Save the Date: primavera 2026, sotto il segno dello Champagne

Le scoperte di Wine Paris non resteranno solo un racconto. Stiamo preparando un evento esclusivo dedicato allo Champagne.

Posti limitati, per mantenere l’esperienza davvero intima e approfondita.

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